Progettato
nel 1903 dalla casa organaria torinese di Carlo Vegezzi Bossi,
l'organo nella sala dei concerti della Società Filarmonica di
Trento veniva terminato nel 1907. L'atto di collaudo, realizzato
il 18 maggio del 1907, porta la firma di due tra i più illustri
organisti d'Italia, Marco Enrico Bossi e Giuseppe Terrabugio. Si
trattava di uno strumento a trasmissione pneumatica a due
manuali che seguiva gli orientamenti fonici allora sostenuti dai
ceciliani. Dopo un primo tentativo che interessava una saletta
laterale, lo strumento veniva posto nella parete cieca della
sala, sorretto da un'apposita cantoria con una splendida
facciata di 105 canne suonanti divise in tre piramidi, nella
stessa posizione occupata oggi. Lo strumento serviva
innanzitutto alla classe d'organo della Scuola musicale interna
alla Filarmonica e in secondo ordine alle serate concertistiche.
La distruzione dei grandi finestroni durante i bombardamenti su
Trento nella seconda guerra mondiale, tolse allo strumento ogni
riparo protettivo, portandolo a diretto contatto con l'ambiente
esterno. Forti spostamenti d'aria, esalazioni fumogene, caduta
di acqua e calcinacci provocarono un gravissimo deterioramento
nello strumento, sia nelle parti meccaniche che in quelle
foniche. Terminata la guerra l'insegnante d'organo don Attilio
Bormioli, segnalandone il degrado, chiedeva più volte
l'intervento del Comune. Il 17 maggio del 1957, in un'apposita
perizia, gli organari Mascioni dichiaravano parzialmente
recuperabile solo la parte fonica, mentre tutta la meccanica
doveva essere ricostruita.
All'atto
della decisione, in riferimento ai nuovi orientamenti estetici
maturati nell'arte organaria, si preferì rinunciare al recupero
dello strumento originario per costruirne uno nuovo riservato
esclusivamente ai fini didattici del Liceo musicale e collocato
in un'aula inferiore dello stesso stabile, oggi utilizzato dal
Conservatorio. Completamente defunzionalizzato e privo di
consolle (smontata e tolta dal palcoscenico) il vecchio Vegezzi
Bossi rimase nella sala solo con la sua splendida facciata di
canne mute fino al 2000, quando, è stato restaurato dalla ditta
Mascioni di Cuvio.
Nell’estate
del 1997 il Consiglio della Società Filarmonica affrontava per
la prima volta il problema di un eventuale recupero dello
strumento. Con passione, determinazione e competenza, vennero
affrontati i problemi legati ad un restauro filologico e
funzionale del manufatto affidandosi, per la progettualità, alle
solide conoscenze del M.o Francesco Finotti. La ricerca dei
finanziamenti trovava immediate e concrete risposte nel Comune e
nella Provincia autonoma di Trento: la realizzazione poteva
quindi essere affidata alle riconosciute capacità artistiche
della ditta Mascioni di Cuvio. Il 16 marzo 2001 il restaurato
organo Vegezzi-Bossi-Mascioni tornava a risuonare nella sala di
Via Verdi.
Una
splendida e invidiabile macchina sonora recuperata con
equilibrio fra filologia e innovazione, affidabilità e versalità.
Così si presenta oggi l’organo della Filarmonica di Trento sul
quale sono tornati a suonare i grandi interpreti europei che si
sono proposti anche in inconsueti e appassionati abbinamenti con
voci, orchestre e singoli strumenti, in concerti e spettacoli
teatrali. A disposizione dell’Associazione “R. Lunelli” e del
Conservatorio, l’organo viene oggi ampiamente utilizzato per lo
studio personale, saggi e diplomi.