S.Shoji, V. Olafsson biog. - Filarmonica_Trento

Vai ai contenuti
Sayaka Shoji, violino
Vikingur Olafsson, pianoforte

 
Semplicemente ammaliante è il suono e la grazia della violinista giapponese Sayaka Shoji, vincitrice nel 1999 del Premio Paganini a Genova e poi ospite contesa dai direttori artistici di tutto il mondo. Una prodigiosa capacità tecnica e un temperamento dionisiaco, negli anni sempre più assecondati da un fraseggio drammatico unito a flessuose movenze liriche mai svenevoli, ma semplici e amplificate dal suono del suo violino Elman Stradivari del 1729: così si presenta ora Sayaka Shoji accanto a direttori come Yuri Temirkanov, Whun Chung o Antonio Pappano, con orchestre che domina in maniera imperiosa con fascino e intelligenza. Nel 1997, quando si è esibita al festival di Lucerna, aveva solo quattordici anni e diciassette quando ha inciso insieme a Zubin Metha per la Deutsche Grammophon. Ora, con una musicalità più matura, si dedica con generosità anche alla musica da camera a fianco di Vadim Repin, Mikhail Pletnev, Lang Lang. A Trento arriva con il pianista Vikingur Olafsson, il “Glenn Gould d’Islanda” come è stato definito dal New York Times per la sua grande capacità comunicativa, frutto di una rara combinazione di musicalità appassionata, virtuosismo esplosivo e curiosità intellettuale. Olafsson, artista esclusivo della Deutsche Grammophon, ha completato la sua formazione alla Juilliard School di New York. Nel suo percorso artistico Olafsson dedica uno spazio artistico particolare all’esecuzione di nuovi concerti per pianoforte collaborando con maestri quali Glass, Simpson, Bjarnason, Tomasson.

Torna ai contenuti