Note al programma E. Tjeknavorian – M. Kromer del 17 gennaio 2022

17 Gennaio 2022 | News

Emmanuel Tjeknavorian violino
Maximilian Kromer pianoforte

W.A. Mozart (1756-1791)
Sonata in La magg. K 526Molto Allegro – Andante – Presto

F. Poulenc (1899-1963)
Sonata FP 119
Allegro con fuoco – Intermezzo. Très lent et calme – Presto tragico

P.I. Caikovskij (1840-1893)
Méditation op. 42 n. 1
Andante molto cantabile

R.Schumann (1810-1856)

Sonata n. 2 in re min. op. 121
Ziemlich langsam. Lebhaft – Sehr lebhaft – Leise, einfach – Bewegt

Giovanissimo violinista austriaco di origine armena, Emmanuel Tjeknavorian si è fatto conoscere sulla scena musicale internazionale per aver ottenuto secondo premio e premio speciale al prestigioso Concorso internazionale Sibelius, una tra le più importanti competizioni per violinisti al mondo. Si è già esibito nelle sale da concerto più rinomate d’Europa, tra cui la Philarmonie Berlin, dove ha debuttato nella serie Debüt im Deutschlandfunk Kultur, la stessa stagione di concerti che ha visto debuttare Daniel Barenboim, Jessye Norman e Simon Rattle. Artista in residenza al Wiener Musikverein e Junge Wilde alla Konzerthaus Dortmund, è anche direttore d’orchestra (come il padre). Nato a Vienna nel 1995 e cresciuto in una famiglia di musicisti, ha ricevuto la sua prima lezione di violino all’età di cinque anni e due anni dopo ha debuttato come solista con orchestra. Ha studiato con Gerhard Schulz (secondo violino dell’Alban Berg Quartet) presso la Universität für Musik und Darstellende Künst di Vienna. Suona un violino Stradivari del 1698, generosamente donatogli da un benefattore della Beare’s International Violin Society di Londra. Emmanuel condivide il palco della Filarmonica di Trento con un altro raro talento, il pianista Maximilian Kromer, suo connazionale e coetaneo, con il quale ha già vinto il Nordmetall Ensemble Prize in Germania, assegnato ogni anno ai musicisti più promettenti della serie di concerti Young Elite. Come solista e pianista da camera, Kromer è ospite abituale di prestigiose istituzioni e sale da concerto come la Philarmonie am Gasteig di Monaco e la St.Petersburg Philarmonia di San Pietroburgo. Ha avuto l’onore di suonare il famoso fortepiano costruito da Anton Walter e appartenuto a Mozart in una delle più importanti fasi della sua carriera, nel periodo di composizione dei suoi ultimi concerti per pianoforte.

Note al programma

Scritta nel 1787, la Sonata K 526 di Mozart dona alla parte del pianoforte una grande brillantezza con un tema leggermente sincopato, mentre il violino ombreggia armonicamente per poi prendersi la scena e così via per tutto il movimento in un continuo alternarsi tra i due strumenti. L’Andante è il cuore ardente dell’opera, testimonianza della profondità emotiva non sentimentale di cui Mozart era maestro. Segue a cotanta espressività un Rondò di superba esuberanza, infinitamente vitale, capace di creare un finale memorabile.
La dedica di Poulenc “à la mémoire de Federico Garcia Lorca” conferisce alla sua unica Sonata per violino, la qualità speciale di un ‘tombeau’, un memoriale costruito sul suono, simile ai pezzi di compositori dell’inizio del XX secolo in ricordo di grandi personaggi. I tre movimenti rivelano una tensione estremamente emotiva, bruschi cambiamenti tra momenti tonali per così dire nostalgici e cluster. “La chitarra fa piangere i sogni”, questo il verso che introduce l’Intermezzo, una processione che avanza lentamente, diventando più densa e intensa nel suo corso. Ancora più forte, l’esperienza della minaccia esistenziale si riflette nel Presto che si conclude con tre lapidari accordi in re minore.
Nel luglio 1877, Caikovskij sposò Antonina Milyukova, due mesi dopo la lasciò e fuggì a Brailov, la tenuta di campagna dei Meck. Qui le settimane solitarie furono una gradita tregua, e la tenuta divenne il “luogo caro” cui si riferisce il Souvenir d’un lieu cher, suite di tre brevi pezzi. Il più sostanzioso di questi è la Méditation, un Andante molto cantabile, scritto in uno stile lirico gentile la cui parte solistica esemplifica la maestria del compositore nella scrittura del violino, utilizzando una vasta gamma di timbri ed effetti.
Il violinista Joachim lodò la Sonata n. 2 di Schumann come una delle più belle creazioni del tempo, nella meravigliosa unità del suo sentimento e nel significato dei suoi temi. È piena di nobile passione – quasi aspra e amara nella sua espressione dal primo imponente movimento allo Scherzo, più impulsivo e vigoroso per arrivare al terzo tra i più affascinanti di Schumann, basato sul corale Gelobet seist du, Jesu Christ fino all’ultimo movimento capace di ricordare un paesaggio marino con le sue gloriose onde di suono.

Alessandro Arnoldo

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