Programma
J. S. Bach Suite n. 3
P. Vasks Das Buch
Z. Kodaly Sonata op 8
Come far suonare le armonie (accordi) su uno strumento che può essere solo parzialmente polifonico?
Evidenziandone abilmente le note più importanti (fondamentali, che danno le fondamenta), in modo da far cogliere una struttura a più voci alla base di tutta la trama sonora. Questo è il modo in cui viene creata la tensione armonica, che porta l’ascoltatore ad intuire ed aspettarsi la direzione di una frase, senza che i suoi accordi siano necessariamente interamente scritti. Bach era un maestro insuperabile in questo gioco di prestigio compositivo, la percezione di “danza nella danza”. La Suite n. 3 si presenta nella sua forma classica, come un assaggio dei maggiori stili musicali d’Europa: dall’allemanda tedesca, dal ritmo moderato, maestosa e di grande respiro; la più animata courante francese, quasi un esercizio di eleganza atletica; la lenta e maestosa sarabanda spagnola, centro nevralgico della suite, un rigoglioso giardino di suoni; un paio di bourrée galanti, che, incalzando, accelerano il battito del cuore e, infine, la gigue, con le sue acrobazie divertenti. “Mi piace molto scrivere per strumenti solisti. È un monologo. Sei solo con la tua idea musicale, niente orchestra, niente pianoforte…Faccio semplicemente uso di tutto ciò che si può ottenere dallo strumento”, così scrive Vasks, tra i principali compositori degli Stati Baltici. Das Buch è diviso in due blocchi contrastanti. Il primo trasmette un’immagine aggressiva, disperata, con brusche dissonanze, glissandi e ripetizioni insistenti. Il secondo è in contrapposizione, positivo: una melodia calma e ammaliante emerge da un tremolo etereo, la voce umana si unisce al canto del violoncello che finalmente si perde nelle profondità dello spazio. La Sonata non è solo uno dei più grandi successi di Kodály, ma anche la più importante opera per violoncello solo dopo le sei Suites di Bach. Il brano, tra i più impegnativi del repertorio, ha molte singolari peculiarità, a partire dall’accordatura che viene cambiata abbassando l’intonazione di due corde. Questa variazione altera il timbro dello strumento, ampliandone l’estensione.
Alessandro Arnoldo