Venerdì 14 maggio

Jakub Józef Orliński controtenore

Il pomo d’oro orchestra

 

Arie d’opera del Settecento   –  Facce d’amore

Cavalli (1602-1676) : Sinfonia da “La Calisto” “Erme e solinghe… Lucidissima face” da “La Calisto”

G.A. Boretti (1640-1673): Chi scherza con Amor da “Eliogabalo”

Sinfonia da “Claudio Cesare”

“Crudo amor non hai pieta” da “Claudio Cesare”

Bononcini (1670-1747): Sinfonia da “La Nemica d’Amore fatta amante”

“Infelice mia costanza” da “La Costanza non gradita”

Matteis (1650-1714): Ballo dei Bagatellieri da “Don Chisciotte in Siera Morena”

F.B. Conti (1681-1732): “Odio, vendetta, amor” da “Don Chisciotte”

L.A. Predieri (1688-1767): “Finchè salvo e l’amor suo” da “Scipione il Giovane”

P.A. Locatelli (1695-1764): Concerto a 4 in do min., op. 1 n. 11

G.M. Orlandini/Mattheson (1676-1760): “Che m’ami ti prega” da “Nerone”

 

Il grande interesse mostrato negli ultimi vent’anni dalla musicologia internazionale verso le opere di Haendel, Vivaldi e Scarlatti, con il recupero di decine e decine di manoscritti inediti, ha impresso una svolta imprevedibile al mondo delle incisioni e delle programmazioni artistiche dei teatri. Per rispondere a tale interesse sono subito nati nuovi complessi, si sono ricercati cantanti e con loro strumentisti, direttori disposti a correggere e integrare modalità esecutive ormai un po’ stantie.

Un luminoso esempio di questa seconda generazione di ‘barocchisti’ è proprio l’Orchestra il Pomo d’Oro, fondata nel 2012, attorno a un piccolo numero di specialisti degli antichi strumenti settecenteschi guidati da direttori con un gusto formidabile per una modernità capace di avvicinare il pubblico a quel senso della meraviglia e stupore proprio del teatro settecentesco. Riccardo Minasi, Maxim Emelyanychev, Stefano Montanari, George Petrou, Enrico Onofri e ora Francesco Corti hanno diffuso un repertorio diventato subito affascinante grazie anche alle voci di Joyce DiDonato, Emöke Barath e Jakub Józef Orliński. In pochi anni questo gruppo ha conquistato le sale principali dei concerti, dalla Wigmore Hall al Theater an der Wien, Carnegie Hall, Concertgebouw e Théâtre des Champs Elysées, meritandosi numerosi Diapason d’or al Grammophon Award e l’Opus-Klassik proprio per una incisione Haendeliana. Nel suo ritorno a Trento l’Orchestra il Pomo d’Oro si presenta con una delle sue stelle più brillanti, ormai conosciuta in tutto il mondo artistico, il controtenore polacco Jakub Józef Orliński con il quale l’orchestra ha già inciso ben due album discografici, Anima sacra (2018) e Facce d’amore (2019). La bellezza della sua voce si unisce a una corporeità scenica capace di restituire insieme tutte le profondità e meraviglie del teatro barocco musicale.

 

NOTE AL PROGRAMMA

Facce d’amore

Per molto tempo, piuttosto che sentire un uomo cantare con la più limpida delle voci femminili, si è preferito mettere in palcoscenico un soprano, travestito per fare il condottiero. Oggi, invece, emergono nel repertorio barocco i controtenori, voci maschili che hanno un naturale timbro femminile, assimilabile a quello dei castrati (pratica ufficialmente abolita nel 1903 da Papa Pio X). Tutti abbiamo due registri di voce, uno di petto e uno di testa. Alcuni uomini, come Orlinski, hanno più flessibilità e dunque più facilità a cantare col registro di testa. Il resto lo fa lo studio, la tecnica.

Come dice lo stesso controtenore nato in Polonia, e formatosi a New York, Facce d’amore comprende “arie d’opera che raccontano una storia, mostrando l’immagine musicale dell’amante maschio nell’era barocca – non solo il lato positivo, come l’amore gioioso e reciproco, ma anche la rabbia e persino la follia.” Il concerto di questa sera si apre con la sensuale “Lucidissima Face” da La Callisto di Cavalli, forse l’opera più conosciuta del compositore ed emblema della scuola veneziana del XVII secolo. Si prosegue con un’aria dall’Eliogabalo, non quello composto dallo stesso Cavalli, bensì una versione del compositore Giovanni Antonio Boretti. L’opera di Boretti sostituì l’omonima di Cavalli che fu presentata per la prima volta durante il Carnevale di Venezia del 1668 e che fu considerata troppo vecchia per l’epoca. Sempre di Boretti sentiremo due brani dal Claudio Cesare, un’opera anch’essa presentata in anteprima nella capitale veneziana nel 1672. Ascolteremo due arie di Bononcini, la cui storia di vita è già di per sé adatta al libretto di un’opera: nato a Modena, fu nominato compositore alla corte imperiale di Vienna, dove ebbe un grande successo, che lo portò in Germania, in Italia e infine a Londra, dove si stabilì come protetto del duca di Malborough e dove in quel periodo trionfavano le opere di Haendel. Lì fu accusato di plagio, fatto che causò il suo declino e lo portò a morire a Vienna in grande povertà. Seguirà una successione di squisite rarità, come i curiosi accostamenti al mito di Don Chisciotte con “Odio, vendetta, amore” dal Don Chisciotte di Conti e il “Ballo dei bagatellieri” dal Don Chisciotte in Sierra Morena di Matteis, l’aria “Dovian quest’occhi piangere” da Scipione il giovane di Predieri, fino alla chiusura del concerto con un’ultima perla, l’aria “Che m’ami ti prega” dall’opera Nerone di Orlandini Mattheson. Un autentico viaggio attraverso l’opera barocca che, come la sua pittura, è piena di luce e chiarezza musicale e che assume nella voce di Orlinski una fresca naturalezza postmoderna.

Alessandro Arnoldo