A. Schnittke (1934-1998)  : Sonata n. 1

S. Prokofiev (1891-1953)  : Cinque canti senza parole, op. 35 bis

J. Brahms (1833-1897) :  Sonata n. 3 in re min., op. 108

Con Julian Rachlin siamo di fronte a uno dei musicisti più considerati e stimati nelle sale da concerto internazionali. Violinista, ma anche violista e direttore d’orchestra, fa parte di quella piccola ma importante quanto inaspettata schiera di Anime baltiche raccontata con sensibilità da Jan Brokken nel suo omonimo romanzo. Da Lettonia, Lituania ed Estonia arrivano personaggi come Hannah Arendt e musicisti quali Arvo Pärt, Gidon Kremer o, appunto, Julian Rachlin che nella musica sembrano aver trovato una ragione di riscatto. Attraverso loro giungono vite, messaggi e letture di opere straordinarie, comunicate con profondità, nostalgia e insolita emozione. Nato a Vilnius nel 1974, Rachlin si trasferiva a Vienna nel 1978, dove, a partire dal 1983 frequentava il Conservatorio. Violinista prodigio, a soli quattordici anni (nel 1988) si esibiva con Lorin Maazel al Berliner Festspiele affermandosi in pochissimo tempo in Europa come negli Stati Uniti, richiesto da direttori quali Riccardo Muti, Haitink, Levine, Mehta e Previn. Parallelamente ai concerti sinfonici impostava una significativa attività cameristica anche assieme alla moglie, violinista, Janine Jansen. In questo repertorio più sofisticato ha trovato la collaborazione continuativa con colleghi davvero stimolanti come Martha Argerich, Gidon Kremer, Mstislav Rostropovič e Mischa Maisky. A Trento sarà accompagnato dal finlandese (nato a Espoo nel 1993) Johannes Piirto, musicista precoce e poliedrico, ora ospite di sale prestigiose in tutto il mondo in veste anche di direttore d’orchestra e compositore, dopo aver studiato con András Schiff, Menachem Pressler e, a Vienna, con Stefan Vladar.

Note di sala

L’apertura del programma è affidata alla Prima Sonata per violino e pianoforte di Schnittke, basata sul serialismo (tecnica compositiva che mette in successione uno o più parametri musicali: altezza, durata…). Nell’Andante troviamo un lungo monologo del violino, alla maniera del Concerto per violino di Berg, che introduce a uno scherzo (Allegretto) in cui compaiono motivi di valzer e dal carattere jazzistico, insoliti per una composizione seriale. Il terzo movimento inizia placidamente con un accordo di Do maggiore, le prime tre note della serie, e, rifacendosi ancora al Concerto per violino di Berg, impiega per la prima volta un Adagio lirico (come farà poi in numerose altre opere: Sonata per violoncello, Terza sinfonia….). Ritroviamo segnali provenienti da due mondi diversi: da un lato il mondo tonale, ordinato, con le sue citazioni da Beethoven, Bach, dall’altro quello atonale, cromatico, ritmicamente libero. Le Cinque Melodie rappresentano il primo importante lavoro per violino e pianoforte di Prokofiev. Per trasportare sul violino queste melodie, concepite per la voce umana, il compositore, pur sfruttando un notevole armamentario tecnico – suoni armonici, pizzicati, corde doppie – punta sulla capacità del violino di eseguire lunghissime frasi melodiche. La prima di queste cinque miniature è un Andante dal tono meditativo cui segue un suggestivo Lento, ma non troppo costruito in forma tripartita. Anche il terzo brano, Animato, ma non allegro, dopo un improvviso slancio appassionato, ritrova in poche battute l’atmosfera meditativa dei primi due brani ed è solo nella quarta melodia, Allegretto leggero e scherzando, che l’atmosfera sembra interamente serena. Anche dall’Andante non troppo conclusivo emerge, nonostante la breve parte centrale più animata, la pensosa malinconia che rappresenta la cifra espressiva di queste melodie. La Terza Sonata per violino e pianoforte di Brahms si articola in quattro movimenti. Il primo tema dell’Allegro presenta la combinazione di elementi melodici (violino) e ritmici (pianoforte), il secondo tema, affidato esclusivamente al pianoforte, ha un clima più sereno pur nell’ incertezza ritmica che ci porta allo sviluppo, carico di aspettativa: l’effetto è reso possibile dalla ripetizione incessante di una nota grave su cui la musica procede in un “nervosismo” crescente fino alla ripresa dei temi della prima parte. Limpido e relativamente corto è, per contrasto, il secondo movimento, Adagio, introdotto da un’appassionata melodia, dalla quale si distingue il secondo tema, scandito da ampi accordi arpeggiati del pianoforte. Il terzo episodio, Un poco presto e con sentimento, è una sorta di scherzo, snodato in tre momenti che elaborano due motivi: il primo essenzialmente ritmico, di condotta leggera e fantasiosa, mentre il secondo consolida la supremazia melodica del violino. L’esteso finale, Presto agitato, ha una struttura simile a quella del primo movimento anche se il tempo in 6/8 crea un’urgenza del tutto nuova; gli accordi densi del pianoforte trovano spazio nel secondo tema che diventa un inaspettato Corale con una lunghissima coda finale.

Alessandro Arnoldo